Migrazione, lo si intuisce dalla parola stessa, è un cambio di indirizzo, di territorio, di sede, la migrazione SEO è, allo stesso modo, un trasferimento da un dominio all'altro, un restyling, un cambio di protocollo o un rifacimento dell'archittetura e della mappa del sito. Modifiche che richiedono operazioni e competenze specifiche per non perdere tutto ciò che di buono si è seminato nel tempo

Cos'è la migrazione SEO e perchè è importante
Quando un sito è ben strutturato e aggiornato frequentemente con contenuti validi e di qualità acquisisce nel tempo una certa autorevolezza, utile ai motori di ricerca, che può essere messa a repentaglio quando si apportano grandi modifiche al sito e al tempo stesso non si effettua una buona migrazione.
Il traffico e il posizionamento sono la linfa vitale di un sito e se da un lato modifiche sostanziali alla struttura possono rappresentare opportunità di crescita e maggiore visibilità, dall'altro possono nascondere insidie e trappole se ciò si traduce in un valore SEO non mantenuto.
Esattamente come quando si cambia la sede di un negozio fisico e si avvisano tutti i clienti che l'attività continuerà a un nuovo indirizzo, avviene lo stesso in una migrazione SEO con l'unica differenza che lo spostamento è virtuale.
Ecco perché la migrazione SEO è di fondamentale importanza in tutti quei cambiamenti che possono interessare non solo l'URL, ma anche i metadati o il contenuto e la struttura delle pagine. Occorre svolgere tutte quelle attività e tecniche che garantiscono il mantenimento delle performance in termini di indicizzazione, posizionamento e traffico.
Le Principali Azioni di una Migrazione SEO
L'intero processo può essere suddiviso in una serie di operazioni che precedono la migrazione, in una fase di migrazione vera e propria e infine nella fase di post-migrazione.
Prima di tutto, nella pre-migrazione, è utile eseguire una mappatura dell'intero sito, correggendo eventuali errori interni, scaricare la lista dei backlink in entrata che indirizzano verso il vecchio sito, aggiornare sia il file robots che la sitemap da inviare successivamente a Google, generare i redirect per ogni contenuto del sito e in mancanza di un corrispettivo preciso, linkare verso la pagina più vicina semanticamente e infine effettuare un backup completo.
Eseguita questa prima fase di preparazione si può passare alla migrazione vera e propria, è arrivato il momento del go-live, caricando i file del nuovo sito e aggiornando il DNS verso il nuovo IP.
Anche per il nuovo sito è consigliabile effettuare una mappatura, verificando che sia tutto corretto e non compaiano errori con codice 300, 400 e 500. Esattamente come svolto nella fase di pre-migrazione occorre aggiornare la sitemap, per poi inviarla a Google, e il file robots.
Infine occorre attivare e verificare la funzione di redirect e installare gli strumenti di analisi, come Google Analytics, indispensabili per monitorare ogni passaggio che avviene sul sito.
L'ultima fase, quella di post-migrazione, è una SEO check, ovvero una verifica dello stato di salute del nuovo sito e della sua corretta indicizzazione. La si compie controllando e aggiornando i link in ingresso ed effettuando una nuova scansione del sito a caccia di quegli errori che potrebbero essere sfuggiti. Almeno in questa prima fase occorrerebbe un'analisi quotidiana dei dati sul traffico per valutare eventuali cali, comunque fisiologici nel periodo appena successivo alla migrazione.
Migrazione sbagliata? Ecco le conseguenze
Anche quando si pone la massima attenzione possono comunque verificarsi degli errori in un processo di migrazione, ma è praticamente certo che questi avvengano se l'intera operazione è svolta con approssimazione e in modo frettoloso e una perdita dei dati, un caricamento lento delle pagine o un calo di traffico sono davvero dietro l'angolo.
Tra gli errori più gravi e comuni c'è la mancata configurazione in modo corretto del file robots, un dato molto importante in ottica SEO, che comunica ai motori di ricerca quali parti del sito possono essere scansionate e quali no. Se questo file non viene aggiornato dopo la migrazione si corre il rischio di bloccare risorse che invece andrebbero indicizzate.
Anche video e immagini rivestono la loro importanza, se non trasferite correttamente si rovina la user experience dell'utente che si trova di fronte al vuoto di un'immagine non trovata e soprattutto si pregiudica il ranking in ottica SEO, in quanto le immagini risultano tra gli elementi più determinanti per il posizionamento di un sito web.
Fattori da non sottovalutare sono i link, anch'essi significativi per il ranking, e perciò da controllare per evitare brutte sorprese. Tra queste c'è sicuramente quella del codice 404, ovvero della pagina non esistente. Per evitare che si presenti questo sgradevole inconveniente la mappa del sito deve essere sempre aggiornata e dopo una migrazione è opportuno controllare tutta l'organizzazione delle pagine del sito.
Un'ultima pecca è quella, qualora dovesse presentarsi un codice 404 malgrado tutte le attenzioni avute, di non avere una pagina personalizzata che tranquillizzi l'utente, non rovinandone la user excerience. Una pagina divertente che lo guidi a tornare indietro, evitando quel disorientamento che spinge ad abbandonare il sito.
Quali sono le cause che portano alla necessità di una migrazione?
Sicuramente un cambio di dominio, ovvero quando letteralmente si cambia nome al proprio sito, ma anche un cambio di protocollo, sul quale da anni spinge molto Google, con il passaggio da HTTP a HTTPS.
Richiedono una migrazione anche un cambio di piattaforma, un restyling della grafica e del layout del sito, un accorpamento della versione desktop del sito con quella mobile che le unifichi in un solo indirizzo o l'unione di più siti web in uno solo, in presenza di fusione tra più aziende.
Qualora si verifichi uno di questi casi e si fosse costretti a effettuare una migrazione SEO, il periodo migliore per eseguirlo è quello della bassa stagione, quando il traffico organico è generalmente minore, così da non risentire del calo fisiologico dello stesso traffico che una migrazione comporta nei primi mesi.
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